Marco Tossati, Massimo Introvigne: prejuicios, medios e instituciones de la Iglesia católica

Quando si parla di Opus Dei spesso i media fanno corto circuito. E certamente non a favore dell’organizzazione. E’ la denuncia lanciata da Massimo Introvigne che in un’intervista concessa a ZENIT, mostra come la denuncia di una donna contro una scuola alberghiera sia usata strumentalmente per lanciare una campagna mediatica contro la Prelatura personale e, più in generale, contro la Chiesa cattolica. “L’Opus Dei nel cuore di un processo inedito a settembre a Parigi” è il titolo di alcuni articoli pubblicati dalla stampa per far riferimento all’ultima tappa di questo processo davanti al tribunale correzionale di Parigi, di cui si attende la sentenza.
Il giudice analizzerà la denuncia presentata anni fa da Catherine Tissier contro il suo antico datore di lavoro, l’ACUT, un’associazione che gestisce la scuola alberghiera Dosnon, su questioni legate ad alcuni periodi di stage. In particolare, si accusa la scuola di far svolgere agli alunni un lavoro professionale non remunerato. Il fatto che Catherine Tissier abbia fatto parte dell’Opus Dei fino al 2001 e che l’assistenza spirituale della scuola Dosnon sia offerta da persone dell’Opus Dei ha portato l’accusa e alcuni media a cercare il coinvolgimento istituzionale della Prelatura in questo processo. A leggere alcuni articoli si ha l’impressione che tutti i 2.000 preti e gli 86.000 laici che fanno parte dell’Opera siano sotto processo, mentre in realtà si tratta di un processo a una piccola scuola che non ha coinvolto in nessun modo l’Opus Dei.
In questa intervista, Massimo Introvigne,fondatore e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR) nonché rappresentante OSCE per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione chiarisce le implicazioni del processo.
Chi analizza questo caso si rende conto che si tratta di una vicenda legata al diritto del lavoro ordinario. Invece, a leggere alcuni titoli di stampa, si ha l’impressione che sia tutta un’istituzione della Chiesa cattolica ad essere portata in tribunale. Perché?
Massimo Introvigne: Il caso di per sé non ha nulla di clamoroso. Si tratta di un tipico rapporto di lavoro fondato su un’amicizia che a un certo punto si guasta, il che induce a manifestare anzitutto simpatia per la sofferenza di tutte le persone coinvolte. C’è un’evidente strumentalizzazione, che non saprei se attribuire agli avvocati, ai media o ad attivisti laicisti, che utilizza un caso tutto sommato comune per attaccare l’Opus Dei e la Chiesa cattolica.
Non crede che in questi casi le istituzioni religiose vengano giudicate con parametri di valutazione diversi? Un caso così, in una scuola pubblica, forse non avrebbe avuto neanche un titolo nelle pagine interne del quotidiano locale…
Massimo Introvigne: Ci sono due elementi diversi. Da una parte, è in corso una grande campagna contro la Chiesa cattolica e le sue istituzioni che dall’intolleranza – che è un fatto culturale – passa (secondo stadio) alla discriminazione, che è un fatto giuridico, con il rischio che si arrivi anche a episodi di violenza (terzo stadio). È lo schema che è emerso dal vertice di Roma dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) dello scorso 12 settembre. Anche questi sono episodi di discriminazione in senso lato, perché un caso che, se riguardasse altri, sarebbe trattato in modo diverso riceve “attenzioni” speciali perché c’entra un’istituzione cattolica legata all’Opus Dei.
Beatrice de La Coste, dell’ufficio informazioni Opus Dei in Francia ha commentato la notizia così: “Dal 6 giugno l’Agenzia France Presse ha sparso per tutto il mondo, in varie lingue almeno otto lanci su un processo in cui afferma, erroneamente, che è implicato l’Opus Dei. Come ho dichiarato in numerose occasioni, nessun rappresentante dell’Opus Dei è stato citato in tribunale; tutte le accuse lanciate contro l’Opus Dei dall’avvocato Rodolphe Bosselut e dalla sua cliente sono state giudicate prive di valore dalla giustizia. La giustizia francese non ha trovato nulla contro l’Opus Dei. Diffondendo accuse contro l’Opus Dei che la Giustizia ha smento la France Presse ha indotto in errore i suoi clienti e il pubblico in generale…con questo modo di procedere l’agenzia contraddice norme professionali elementari…France Presse si comporta come portavoce di un avvocato di parte, e propala fra i clienti di tutto il mondo dati falsi, riprodotti poi da numerosi mezzi di comunicazione… in tutti questi mesi nessun rappresentante della France Presse ha mai chiamato l’ufficio informazioni dell’Opus Dei”.

 

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